Non dimenticarti il dorso

1 minuto

A volte ci dimentichiamo del dorso.
Vi consigliamo un esperimento: prendete un vostro amico non nuotatore.
“Adesso dirò qualcosa, tu mi dirai la prima cosa che ti viene in mente. Pronto? Gli stili del nuoto”.
Stile libero quanti ne volete, rana lo stesso. Qualcuno vi dirà delfino, altri farfalla e finiranno per chiedervene la differenza.
In pochi si ricordano del dorso. Così come in pochi ricordano che una delle gare più belle viste a Rio è stato il 200 dorso femmine.
La Iron Lady Hosszu è pronta a prendersi l’ennesimo oro. Si prende a schiaffi tutto il corpo prima di partire.
Accanto a lei c’è la sorridentissima Maya Di Rado. Madeline alla nascita, Maya perché la sorellina non riusciva a pronunciare il nome per intero.
La dorsista che non batte le gambe, dalla frequenza bassa, ma che sembra abbia gli occhi dietro la testa.
Ai 175 metri l’ungherese ha un’intera lunghezza di vantaggio, Maya decide che è il momento di muovere le gambe e recupera tutta la lunghezza di cui sopra. E 6 centesimi. In America scrivono: Maya “lezaks” Katinka. Maya ha lezakato la Hozzsu: il riferimento è chiaramente la staffetta 4×100 stile libero di Pechino, quando Lezak si bevve quel quintale di uomo di Bernard.
Dopo il tocco Maya non sa cosa farci con tutta quella gioia e per evitare di farla scappare si mette una mano davanti alla bocca. La Hosszu se ne sta appollaiata alla corsia e vi resterà per cinque minuti buoni. Sei stata lezakata. O diradata.
Non dimenticatelo, il dorso. Le storie più belle si scrivono guardando le stelle.

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