Capire Mitch Larkin

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Partiamo dalla fine: Windsor, campionato mondiale in vasca corta. Mitchell Larkin tocca per primo (49.65) con una progressione finale strepitosa. Riesce a recuperare almeno un paio di posizioni negli ultimi quindici metri e alla fine mette dietro sia Andrey Shabasov che Xu Jiayu. Di nuovo campione del mondo, da Kazan 2015 a Windsor 2016. Passando per l’Olimpiade non eccezionale di Rio de Janeiro, motivo che ci spinge ad interrogarci su questo bravo ragazzo dell’estremo oriente australiano.

L’elefante nella stanza: l’Olimpiade di Mitch Larkin. 

Torniamo ad una settimana dall’inizio dei giochi olimpici di Rio. Larkin si presenta nei 100 dorso con il primo tempo (52.11) ad un solo centesimo da David Plummer e 15 da Ryan Murphy. Stesso discorso per i 200 dorso: 1.53.17, dietro di lui Ryan Murphy. Ancora. Un condor appollaiato praticamente. Un presagio, con il senno di poi.

Noi facevamo certamente il tifo per Larkin, ma meglio approfondire: il sogno era una medaglia d’oro di Irie nei 200, praticamente fantanuoto. Scegliendo prospettive realistiche abbiamo puntato sul bravo ragazzo australiano, sempre composto fuori dall’acqua, un po’ dondolante quando nuota. Non è il miglior dorso di sempre, ma gli americani vincono in questo stile da 25 anni e per rompere l’incantesimo a stelle e strisce serve un cavallo vincente.

A proposito della questione americana: sembra che il predominio storico Usa nel dorso abbia influenzato in parte la preparazione psicologica di Larkin in avvicinamento ai giochi olimpici. Secondo quanto ha scritto prima dei giochi theaustralian.com, il coach di Mitch Larkin, Michael Bohl, avrebbe fatto vedere al ragazzo le interviste e i talk show sportivi dedicati al dominio Usa nel dorso. Come per caricarlo a molla di fronte ad un pezzo di storia del nuoto. L’aspettativa, insomma, dietro alle prestazioni del dorsista di Buderim sono tante. In generale, Larkin (lato maschile) e le sorelle Campbell (lato femminile) incarnano perfettamente tutta l’aspettativa australiana per questi giochi. Ripensandoci mesi dopo, un disastro.

 

I 100 metri dorso

Siamo al terzo giorno di gare. Nè Larkin, nè Murphy, nè Plummer sono ancora scesi in acqua nella rassegna olimpica. Si qualificano tutti e tre agilmente per la semifinale e per la finale. Alla fine gli otto che si scozzeranno per la distanza veloce del dorso sono: Murphy, Plummer, Larkin, Irie, Rylov, Glinta, Xu Jiayu e Lacourt.

La partenza di Larkin (corsia 3) è diversa da quella di tutti gli altri: l’australiano infatti è quello che in fase di caricamento si avvicina meno di tutti con la testa al blocco. Ciò significa che, subito dopo la partenza, si inarcherà in maniera meno accentuata rispetto agli avversari. Il risultato è una traiettoria subacquea poco profonda, non bellissima da vedere, e qui uno spererebbe che sia almeno efficace: macché. Esce ai quindici metri in settima posizione. Il bravo ragazzo però ha fame e nonostante la partenza gira ai 50 metri non solo in prima posizione, ma anche in 25.35, ovvero 17 centesimi di secondo sotto il record del mondo. In seconda posizione c’è Xu Jiayu, che alla fine beneficerà della prima vasca infuocata di Larkin.

Quando l’australiano esce dalla seconda subacquea è già in seconda posizione. Murphy lo ha già raggiunto e superato: in quell’esatto momento abbiamo capito che anche stavolta il dorso sarebbe andato ad un americano. Così mentre Murphy va a prendersi il suo primo oro olimpico, Larkin si inceppa, rallenta la bracciata e sembra dondolare di più di quanto non faccia normalmente. Primo Murphy, secondo, guarda un po’, Xu Jiayu, terzo Plummer. Larkin quarto a tre centesimi dal podio, peggiorando di 32 centesimi il suo personale. Anziché rompersi, la tradizione americana non solo si è andata a consolidare, ma Murphy è diventato anche il secondo terrestre di sempre ad andare sotto i 52″ nella distanza, nonché il primo a farlo con il costume in tessuto.

Non solo Larkin ha perso una medaglia olimpica nei 100 dorso, ma la sua fidanzata, Emily Seebohm è finita addirittura settima nella stessa distanza (anche lei era arrivata con il primo tempo in Brasile). L’Australia che segue il nuoto quindi è probabilmente sufficientemente innervosita, quantomeno dispiaciuta, di quanto poco raccolto “dal re e dalla regina del dorso”. Titolo di nine.com.au azzeccatissimo.

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I 200 dorso. Voglia di riscatto. 

Dalla disfatta dei 100 sono passati due giorni. Nelle batterie Murphy e Larkin controllano l’andatura, qualificandosi rispettivamente terzo e quarto in semifinale. Davanti a loro Rylov e Xu Jiayu. Il cinese va ormai annoverato tra i più forti dorsisti del momento, il russo lo conosciamo già.

Delle due semifinali, è quella con Rylov e Larkin ad andare sotto il 1.55. Murphy vince la sua con 1.55.15. Ciò significa che verosimilmente ha cartucce da spendere in semifinale (ma dai) e che Larkin ha una gran fame. Il giorno della finale dunque il favorito sul piano cronometrico è Rylov, sul piano psicologico e sulla carta Ryan Murphy. Invece Larkin è in corsia 5.

A posto. Bip. Stavolta l’australiano va giù, bello profondo, e dopo la subacquea esce in prima posizione. Ma la gara è lunga il doppio. Il passaggio a 26″52 è accompagnato dal tedesco Diener in corsia 8 che prende a sciamannate l’acqua (il rumore che fa è quasi fastidioso). Larkin è molto meno scomposto, molto più efficace. Sotto di lui, a mezza lunghezza di distanza, c’è Murphy che rimanda eleganza e pacatezza. A fine della seconda vasca l’americano è in prima posizione di un centesimo di secondo. Non la mollerà più. Dove Larkin esegue cinque bracciate, Murphy ne impiega quattro, addirittura non complete. Moltiplicate il tutto per i 200 metri.

Al tocco Murphy ha migliorato un secondo e mezzo dal tempo della semifinale:  1:53.62. Non è un tempo stratosferico: è sì il sesto di tutti i tempi, ma lo stesso Larkin a Dubai nel 2015 aveva nuotato 1:53.17; Rio arriva secondo (1:53.96) davanti a Rylov (1:53.97 record europeo).

Quasi in maniera invadente Larkin si congratula con il nuovo campione olimpico della distanza. Sul podio prova addirittura a rubargli la medaglia d’oro facendo lo spiritoso. Murphy non ammette troppi scherzi e si va a sistemare nella teca dei dorsisti americani senza troppe cerimonie.

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E adesso?

L’olimpiade brasiliana ha confermato la supremazia yankee nello stile che si nuota guardando il cielo. Larkin, diciamolo chiaramente, è uscito piuttosto malconcio. Sulla carta sembrava l’atleta in grado di ribaltare i poteri forti a stelle e strisce; il cronometro ha rivelato una preparazione non brillante, performance al di sotto delle sue possibilità e l’americano di turno ha avuto così vita facile. Nello stile che  cambia padrone più velocemente degli altri, l’australiano dovrà adesso lottare contro la concorrenza spietata che il prossimo ciclo olimpico metterà in acqua.

A fine 2016 è arrivata la notizia della decisione di Larkin di cambiare allenatore e luogo di allenamento: si sarebbe già unito alle sorelle Campbell (guarda un po’ come si chiudono i cerchi) al Commercial Swimming Club sotto la guida di Simon Cusack. Magari in questi quattro anni guarderà meno speciali dedicati alla supremazia americana nel dorso, per dedicarsi (chissà) maggiormente alla distanza più corta, viste le specialità delle sue compagne di allenamento. Già a Budapest l’australiano è chiamato a prestazioni da primo della classe, ma c’è da scommettere sul fatto che accanto a quel bravo ragazzo ci saranno già volti nuovi. Al gioco del dorso o si vince o si muore.

5.0

Arturo Mugnai

Classe 1990, psicologo. Ex nuotatore, ma ancora dorsista convinto. Si occupa di giornalismo e marketing, ma il primo amore non si scorda mai.

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